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Il primo drone su Marte sarà napoletano?

Il drone scenderà sul pianeta rosso grazie a un modulo con scudo spaziale fatto in tessuto Nextel

Le aziende aerospaziali campane del consorzio ALI, studiano l'invio di un drone su Marte. Sarebbe il primo volo della storia sul suolo marziano.

   

Foto: pixabay.com

Potrebbe parlare napoletano il primo drone della storia ad atterrare sul suolo marziano. Non una bufala preconfezionata e neppure fantascienza, tanta scienza e tecnologia campana invece. Il progetto spaziale si chiama Small Mars Satellite (SMS) e nasce dall'idea della società consortile ALI, che riunisce numerose aziende aerospaziali della Campania. Al progetto partecipano l'Università degli studi di Napoli "Federico II", l'osservatorio astronomico di Capodimonte e l'Università della Catalogna.

Cosa prevede la missione del drone su Marte

La missione porterà su Marte due strumenti con obiettivi differenti. Il primo strumento avrà una finalità scientifica e studierà le polveri sospese nell'atmosfera marziana. Il secondo strumento, di tipo tecnologico, è il drone che compirà una dimostrazione di volo in ambiente alieno rarefatto.

La missione del drone su Marte è ancora in fase progettuale, se venisse realizzata si tratterebbe del primo volo di un velivolo da ricognizione su Marte. E senza presunzione possiamo tranquillamente affermare che si tratterebbe del primo volo marziano in assoluto.

IRENE porterà il drone sul pianeta rosso

Campana è anche la piattaforma satellitare modulare che porterà la missione SMS sul pianeta rosso. Si chiama IRENE e significa Italian Re-Entry Nacelle. La parte innovativa del modulo è lo scudo termico usato per resistere all'ingresso nell'atmosfera marziana. Lo scudo è agganciato a un sistema ad ombrello (umbrella-like), che dispiegherà la protezione termica al momento opportuno.

Non si tratta di uno scudo termico convenzionale, è fatto di tessuto ceramico resistente alle alte temperature. Il tessuto si chiama Nextel ed è prodotto dalla 3M; si compone di una fibra ceramica speciale, in uso in ambito industriale per fare da scudo termico nell'alto forno. Un materiale già presente sul mercato e che per questo consente un risparmio economico elevato. Risparmio che si aggiunge alla riduzione di peso dello spacecraft, con molteplici benefici: riduzione del peso in fase di lancio, sonda più leggera in fase d'ingresso nell'atmosfera e d'atterraggio al suolo.

IRENE è finanziato direttamente dalle aziende del consorzio ALI (Aerospace laboratory for innovative components), dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Seppure in fase sperimentale, i primi test scientifici dello scudo spaziale sono confortanti. I test effettuati presso il CIRA di Capua (Caserta) sono stati superati brillantemente. IRENE ha resistito a un flusso termico di 350Kw/m2, alla temperatura di 1600°C e pressioni di 1.000 Pa.

- La piattaforma satellitare modulare (Foto www.aliscarl.it) -

Nel 2018 il lancio sperimentale di IRENE

Grazie a un accordo commerciale tra ESA e il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), nel mese di giugno 2018 avverrà un lancio sperimentale di IRENE. Il modulo satellitare entrerà nell'orbita terrestre per fare subito rientro a terra. L'obiettivo è testare il sistema nel suo complesso, in particolare il nuovo scudo termico. Se l'esperimento dovesse riuscire, le future missioni su Marte potrebbero adottare come scudo termico il brevetto partenopeo.

Il sito ufficiale del progetto è www.projectirene.com

- Prototipo di IRENE esposto allo SMAU Napoli 2016 -

 

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